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[ESCLUSIVA] Righetti si racconta : “Avellino parentesi fondamentale, conservo sempre bei ricordi”

Le parole dell'ala titolare nel quintetto che ha portato la Scandone in Eurolega e a vincere la Coppa Italia

L’attuale coach di Rieti ed ex giocatore di Avellino, Rimini, Roma e Bologna, Alex Righetti, si racconta in esclusiva a SportAvellino, partendo da una riflessione generale sullo stato attuale del basket italiano, per arrivare all’imminente partita contro la Scandone di domenica.

Lei ha giocato per Rimini, Avellino e Roma: tre squadre, così come tante altre, che per svariati motivi non occupano più improvvisamente le posizioni di vertice nel basket italiano. Cos’è che non funziona?

I tempi sono cambiati e il momento storico non aiuta. C’è chi è stato più o meno bravo, ma servono gli sponsor altrimenti si fa fatica. Poi parliamo adesso del COVID ma è un momento storico che a livello economico c’è già dal 2009. Molte società continuano a mandare avanti situazioni critiche, che sfociano poi nella chiusura. Il vivaio, la crescita dei giocatori, è sempre meno curata. Non si sa mai che fare con i giocatori stranieri, che non sono mai tuoi, che un anno ci sono e un anno non ci sono, che magari se ne fregano anche della società. È tutto un circolo che fa sì che il movimento sia in difficoltà .”

Lei ha giocato un solo anno ad Avellino, in cui si è vinto l’unico trofeo della storia della società (Coppa Italia 2008) e domenica torna al PalaDelMauro: aldilà di alcune polemiche nate gli anni, che ricordi ha di quell’esperienza dopo tanti anni?

“Io, aldilà dei tanti anni, anche quando ci tornavo da giocatore ho sempre avuto dei ricordi molto positivi e delle sensazioni molto belle. È stato un anno importante (2008 n.d.r.), sia per i risultati ottenuti che per il feeling che si è instaurato con la squadra, la società e i tifosi. Sono ricordi piacevoli, che porto dentro come un’esperienza bella e ben vissuta. Perché quello che si è fatto quell’anno penso rimanga, anche in qualche albo d’oro. 

Guardando indietro a tutta la sua carriera a livello di club, quale è stata la sua più grande soddisfazione?

Sono stato fortunato, mi porto dietro delle belle esperienze, in alcune si è vinto in altre no ma sono sempre state positive. Ogni volta che ci ripenso mi fanno molto piacere. Avellino è stata una parentesi importante per me, e penso anche per la città e la società. Avere una squadra che è riuscita per la prima volta ad arrivare a livelli importanti, non solo la Coppa Italia ma anche l’Eurolega. Ma anche dove non si è vinto, a Bologna ho perso una finale di Coppa Italia e ne ho vinta una europea. Sono tutte situazioni molto belle da vivere.”

Nel 2004 c’è stata quella famosa Olimpiade conclusasi con un argento.

Un’esperienza pazzesca, penso che sia nel sogno di qualsiasi sportivo arrivare alle Olimpiadi. Aldilà della medaglia, dell’ordine al merito, il modo con cui si è arrivati è ciò che ti ha lasciato qualcosa dentro. Tutti ricordano l’argento ma per me, che l’ho vissuto, il percorso che è iniziato due anni prima, con l’Europeo, è motivo di orgoglio tanto quanto la medaglia.”

Chi ti ha colpito di più tra i tuoi compagni o avversari?

Gli americani erano tutti forti, ma per esempio ad Avellino ho giocato con Marques Green. Non lo conoscevo, dall’altezza diciamo che non mi aspettavo niente di positivo. In campo invece dimostrò di avere una marcia in più sia a livello tecnico che a livello di personalità. Eppure da fuori sembrava tutto tranne che un giocatore di basket [ride n.d.r.]”

Rieti capolista con nove vittorie e miglior differenza canestri, dov’è che si può ancora migliorare?

Io credo che lo sport ti metta davanti ad un costante miglioramento, ogni allenamento e ogni settimana. Di cose da migliorare ce ne sono sempre. Noi dobbiamo sicuramente migliorare l’aspetto mentale, in determinati momenti della partita possiamo avere dei cali. Fa anche parte del gioco, lo sport è come una curva: ci sono momenti che vanno bene, e hai un picco verso l’alto, momenti che vanno male, e hai un picco verso il basso. Quanto può essere alta e, soprattutto, durare questa curva dipende da noi.”

La Scandone viene da un periodo negativo, che partita si aspetta domenica?

Mi aspetto una partita molto intensa, fisica. È una squadra che può ruotare diversi giocatori e giocheranno in casa. Il fatto che arrivino da un periodo negativo farà sì che giocheranno con ancora più voglia. Noi dovremmo essere pronti, perché anche noi veniamo da uno stop in casa.”

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