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Una crisi forse irreversibile (di Alfredo Bartoli)

La crisi continua e, probabilmente, assume contorni ancora più foschi e torbidi. La Scandone perde la decima gara delle ultime undici giocate in campionato (cui bisogna aggiungere anche la sconfitta in Coppa Italia): sono numeri oggettivamente preoccupanti ed impietosi. Si, Trento è un’ottima squadra, allenata bene con discreto talento e incredibile atletismo, ma la partita questa sera è stata persa dalla Scandone. O meglio, è stata persa da una squadra che, nonostante l’inserimento di Green, ancora non riesce a trovare uno straccio di equilibrio, persa dietro rotazioni francamente cervellotiche, quasi inspiegabili. Sembrerà un’assurdità ma, se da un lato l’arrivo di Green ha contribuito a portare leadership e letture sul parquet (e stasera qualcosa si è visto),  dall’altro ha creato confusione nella gestione dei già più che precari equilibri di squadra. Il parziale decisivo di Trento è arrivato con il nuovo arrivo seduto in panchina (insieme a Banks) e con Gaines in campo, quasi come se, negli ultimi dieci giorni, non fosse successo niente.

Non sappiamo se, con Green in campo, sarebbe andata in maniera diversa. Sappiamo però che il numero 4 è tornato in canotta biancoverde per andare a colmare quella lacuna di leadership che, fin dal principio, ha palesato questa squadra. E’stato preso per questo, prima ancora che per le caratteristiche tecniche.

Caratteristiche tecniche che si sono ben palesate nel primo quarto in cui, Green ha fatto il leader e tutti gli altri gli sono venuti dietro. Avellino segna i primi sette canestri dal campo toccando il 6-14 in meno di 5 minuti. Mai visto un attacco così fluido nei primi due terzi di campionato, con tutti gli effettivi coinvolti e in ritmo e tutti a segno con un’equa ripartizione di tiri e responsabilità. Il problema resta dietro: Trento corre (anche da canestro subito) e accetta di buon grado (anche perche gioca nel suo fortino) il ritmo alto e la partita “ a chi fa un canestro in più”. Piovono schiacciate sulla difesa della Scandone (alla fine saranno 10, molte anche a difesa schierata), soprattutto con un Mitchell voglioso di rifarsi dopo un paio di partite di scarsa produttività. I padroni di casa rientrano e chiudono 25-24 il primo quarto, provando a scappare con le seconde linee ad inizio seconda frazione. I biancoverdi però, sembrano stranamente più presenti (addirittura si vede anche una protesta con gli arbitri di Harper, cosa mai vista in questa stagione) e grazie ad un buon Cavaliero assorbano la spallata e chiudono il primo tempo sul 45 pari.

Trento ha costruito (soprattutto in casa) le sue vittorie nei terzi quarti e la partita di stasera non fa differenza. Avellino però è brava a tenere, almeno fino al 26imo, quando il tabellone segna 61-60, dopo la seconda tripla di Hanga, con un attacco che resta equilibrato (il 50% dal campo con 16 assist e 14 palle perse, una delle rare volte in cui le assistenze sono maggiori dei turnovers). Gli ultimi minuti della frazione sono però decisivi: Keaton, Forray da 3 e Mitchell chiudono il parziale sul 68-60, prendendosi tutta l’inerzia del match. Con Green  in panca, Avellino tiene fino al 76-71 a cinque dalla fine quando due palle perse di Harper e Gaines permettono a Pascolo di involarsi due volte in contropiede per l’82-71 che di fatto chiude il match con quattro minuti di anticipo. Il 92-85 finale è l’ennesima sconfitta che lascia tanto amaro in bocca e lascia crescere quella terribile sensazione di impotenza che ti fa solo sperare che, anche questa stagione, finisca il prima possibile.


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