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[ESCLUSIVA] Il dirigente Del Fes Rotondi: “La Scandone un’agonia ma bisogna andare avanti, non c’erano titoli gli scorsi anni”

Paolo Rotondi rompe il silenzio e analizza tutte le problematiche a cui è andata in contro la Scandone

Dopo l’analisi dei primi acquisti della Del Fes, sono ancora tanti gli interrogativi che ruotano intorno a questo nuovo progetto. A rispondere ci ha pensato il dirigente Paolo Rotondi, in un’intervista esclusiva per SportAvellino. Sono tanti i temi trattati, dal triste epilogo della Scandone fino agli obiettivi della nuova rappresentativa avellinese, passando per le vicende giudiziarie. Questo il primo estratto.

Come ha vissuto da tifoso i difficili ultimi mesi della Scandone?

Una lenta agonia. Ho giocato con la Scandone da ragazzo, nelle giovanili e nella prima squadra, mio padre poi era in società. Da avvocato conoscevo già, purtroppo, le prospettive giuridiche e l’evoluzione del concordato. Era una fine ormai nota. Lo scorso anno abbiamo provato ad insistere con questo progetto, la penalizzazione è stata la conferma di una situazione che non si poteva più portare avanti. 

Lo scorso febbraio è stata annunciata la sua improvvisa separazione dalla Scandone, ufficialmente per impegni lavorativi, dopo solo pochi mesi dal suo nuovo incarico da direttore sportivo. Già sapeva qualcosa?

Il motivo è stato legato ad un’impossibilità di lavorare su tutti i fronti. Avevamo il mercato bloccato, non potevamo utilizzare fondi, non era possibile nessun tipo di spesa gestionale. C’era poi il problema legato alla costruzione di un futuro, cosa che abbiamo trattato alla fine dell’anno quando abbiamo visto che non si poteva più andare avanti. 

L’idea della Del Fes in Serie B non è quindi un qualcosa nato negli ultimi mesi. 

Il progetto era nato ma non si era ancora individuato il soggetto giuridico che avrebbe dovuto portare avanti questa idea. La scelta della Del Fes è stata dettata dal mercato dei titoli, un mercato poverissimo, c’erano soltanto quattro titoli. Il Basket Club non era fattibile, abbiamo preferito lasciare l’autonomia alla Serie C. Non c’erano altre soluzioni se non quella di sfruttare i venti anni di iscrizione della Del Fes. Il soggetto giuridico non è stato scelto a priori, ma in base a cosa il mercato ci offriva con i titoli. L’acquisizione del titolo della Fortitudo era possibile solo con un’affiliata da oltre venti anni, per fortuna c’era la Del Fes. 

Quando si è pensato effettivamente a sfruttare la Del Fes per l’iscrizione in Serie B?

Quando abbiamo visto che ipotesi di wild card e di ripescaggio non ce n’erano. Abbiamo poi visto che non c’erano possibilità di operare il trasferimento del titolo con altre società al di fuori della Fortitudo Roma. Avevamo avuto un primo contatto con Formia, poi la Fortitudo ci aveva contattato dandoci la disponibilità a cedere il titolo. La Federazione ha richiesto però delle credenziali specifiche. La Forza e Coraggio era neonata così come il Basket Club è di recente costituzione. La Del Fes era l’unica ad avere le giuste credenziali per poter chiudere l’operazione per trasferire il titolo. 

Tanti si sono lamentati dicendo che era possibile attuare questa operazione già in precedenza.

Non era assolutamente possibile né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista delle tempistiche. Il problema principale è che non c’erano titoli. Noi abbiamo saputo che c’erano quattro titoli in vendita, cosa che non c’era l’anno scorso. Io non so da dove hanno preso le informazioni i giornali: in A2 c’erano operazioni che erano completamente fuori budget, importi stratosferici. Per quanto riguarda invece la Serie B non c’era assolutamente nulla. Quest’anno sono venuti fuori i titoli di Giulianova, Formia, Roma e La Spezia, che si è accordata subito con Legnano. In tutta Italia, su 64 squadre, c’erano solo tre titoli in vendita. Questo è quello che si è potuto fare.

Si è quindi voluto comunque sperare in un miracolo con la Scandone. 

Se avessimo avuto la sola speranza che il concordato potesse proseguire con la cessione dei beni e l’integrazione di somme di denaro da parte di De Cesare, avremmo proposto di acquistare un titolo al nome di S.S. Felice Scandone. Ci sarebbe comunque stato però il vincolo dei BAT (le cause con il Tribunale Arbitrale del Basket n.d.r.). Avremmo fatto quindi un ulteriore campionato con una penalizzazione di almeno 6 punti e il mercato bloccato. Il problema è che il concordato si sarebbe dovuto fare carico anche dei lodi, somme vicini al milione di euro, 800 mila euro. Sarebbe stata un’impresa impossibile ma abbiamo atteso fino all’ultimo prima di muoverci. 

Un’ulteriore critica che viene mossa riguarda la gestione relativa al momento della doppia retrocessione in Serie B. Non era possibile ripartire da zero con una nuova squadra e acquistare successivamente il titolo della Scandone?

Su questo purtroppo non ti so rispondere, ero ancora al Basket Club. È un argomento complicato. Il perchè di quella scelta io non lo so. Ci saranno state sicuramente motivazioni di natura economica, perchè ci sono tante voci in giro ma di questi famosi titoli in 3 anni lo abbiamo acquistato solo noi. 

Qual è la motivazione alla base di questo progetto?

Questo progetto nasce perchè io, che sono cresciuto nella pallacanestro, non voglio privare i miei figli e gli appassionati di uno sport che ci ha sempre legato e fatto associare con Avellino. Non c’è più la Scandone ma questo non significa che non si possa più vedere la pallacanestro perchè “o è la Scandone o non si va al palazzetto”. Su questo francamente non sono d’accordo. Si crea un progetto nuovo, per coinvolgere tutti, compresa la stampa. Non ci andiamo a chiudere nelle case perchè è morta la Scandone, non è concepibile, bisogna andare avanti. 

Domani la seconda parte dell’intervista, che si concentrerà sul mercato e sugli obiettivi a breve e lungo termine della Del Fes.

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