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Sidigas, “Ciò che poteva essere”

Jaka Lakovic e Frank Vitucci (foto scandonebasket.it)
Jaka Lakovic e Frank Vitucci (foto scandonebasket.it)

La rabbia di Avellino. La gioia di Milano che conquista la sedicesima vittoria consecutiva e, contemporaneamente, il primato in classifica a distanza di ventitré anni dall’ultima volta. La maledizione degli arbitri che si abbatte nuovamente sul sodalizio di contrada Zoccolari. Il duello post gara andato in scena su twitter. È bastato poco per trasformare un match sulla carta dalle poche motivazioni nell’ennesima pagina storta del campionato della Scandone che si è vista beffata dopo aver messo in campo la migliore prestazione casalinga stagionale al cospetto della capolista. Una gara agrodolce che aumenta i rimpianti per quello che sarebbe potuto essere e che, invece, non è stato. E ironicamente coach Vitucci dinanzi a taccuini e microfoni ha volutamente evitato di parlare di rimpianti al termine di una serata in cui il lupo ha mostrato i denti del predatore, così come ci si sarebbe aspettato nel corso dell’anno. Identico discorso vale per alcuni dei protagonisti della formazione irpina. Su tutti c’è Je’kel Foster, protagonista nelle ultime due uscite a suon di tanti canestri. Il suo allenatore non si è tirato indietro dal dire che «c’avrebbe fatto piacere che avesse giocato così anche qualche mese fa e non soltanto adesso». Per il trentenne cestista statunitense la prestazione contro l’Olimpia è stata la riprova che il suo è stato un impasse psicologico dai risvolti che tutti conoscono e che ha trovato la giusta soluzione quando le chance di post season erano pressoché remote. Una carta a favore dell’ex Cremona da poter spendere tra qualche mese fa nel vivo delle trattative di mercato. Mattatore a suo modo lo è stato Leemire Goldwire, sul parquet nel momento topico del match (quando la Sidigas ha completato la rimonta ed ha operato il sorpasso). Le triple realizzate, di cui un paio davvero micidiali, hanno confermato la verve offensiva e la lucidità dell’ex Jesi che non si è tirato indietro dalle proprie responsabilità, seppur palesando qualche limite in cabina di regia. L’affidabilità dello stesso Goldwire ha messo in ombra la stella di Jaka Lakovic, impreciso coi piedi oltre l’arco: 1/6. Tanti “suoi” tiri mandati sul ferro che hanno prodotto un misero 1/6 dai 6,75 metri. Una percentuale già totalizzata in occasione delle sfide con Siena e a Venezia nel girone d’andata. La Scandone si lecca le ferite, o meglio, si mangia le mani per non esser riuscita a portare a casa due punti se si tiene conto di altre due statistiche: tre triple in più insaccate rispetto all’avversario, quattro rimbalzi di differenza rispetto ai meneghini (che dalla loro avevano LawalWallaceMelli e Samuels rimasto in panchina) e, in particolare, i dieci tiri liberi sbagliati. Un dato che lascia tanto amaro in bocca. Grida vendetta la poca sportività dimostrata dall’Emporio, col complice silenzio degli arbitri, di non interrompere il gioco quando Hayes è finito per le terre, colpito duramente alla mandibola da Kangur con conseguente lussazione (nella serata previsti degli accertamenti).Un gesto che non fa onore e macchia una serata in cui il bel gioco ha accompagnato gli spettatori nell’arco degli interi 45’, compreso il supplementare  in cui l’errore di Hayes e la seguente chiamata dell’arbitro Lamonica sono state la ciliegina sulla torta di un’annata da dimenticare quanto prima possibile dalla società avellinese. Le stagioni storte, come noto, fanno parte di chi pratica e vive lo sport e la competizione. Ad Ivanov e compagni adesso la mission di onorare la canotta biancoverde e far divertire gli appassionati in questi restanti 80’ di regular season. (Davide Baselice)

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